Thursday, 20 December 2012

Boca o River? - No! Rosario...



Essere di Rosario vuol dire essere in una maniera esagerata argentino. Fino alle estreme conseguenze”Jorge Valdano
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Per parlare di calcio in Argentina non è necessario concentrarsi su Buenos Aires e sulla dualità Boca-River, c’è un’altra possibilità, un’altra città dove il pallone è la parte più importante della vita quotidiana. Questa città è Rosario. Culla di personalità legate alla storia del football argentino come Menotti o “El Trinche” Carlovich e ídoli attuali come Lionel Messi o Marcelo Bielsa, Rosario ha dato al calcio molto e il suo derby in Argentina è considerato una delle partite più attese, Rosario Central contro Newell’s Old Boys, o, che è un po’ la stessa cosa, Che Guevara contro Maradona, Canallas contro Leprosos.
La pagina più gloriosa del football rosarino, però, non ha mai valicato le frontiere argentine: poco si sa di questo evento a causa della volontà dell’AFA di nascondere agli occhi del mondo una umiliante sconfitta patita dalla sua rappresentativa nazionale.
rosarioargentina7417 aprile 1974. In vista del Mondiale ’74 che si sarebbe disputato in Germania qualche mese dopo, la selezione argentina decise di giocare una partita di preparazione a Rosario contro una squadra composta in maggioranza da giocatori delle sue due grandi squadre della città, il Central e il Newell’s, e da un giocatore dimenticato col passar del tempo, el Trinche Carlovich, che giocava nel Central Córdoba, terzo club della città, e non aveva neanche l’ambizione di calcare campi più prestigiosi. Tutti in quella partita contro la nazionale avrebbero visto in azione questa autentica leggenda, ammirata dallo stesso Maradona che, al momento del suo arrivo al Newell’s, in risposta a un giornalista che gli disse che era un onore avere a Rosario il miglior giocatore del mondo, rispose:  “Il miglior giocatore del mondo ha già giocato a Rosario, era un tale Carlovich.”
Il Flaco Menotti, poi allenatore dell’Argentina campione del mondo nel 1978, parlava di un certo “stile rosarino”, che consisteva in un calcio elegante e bello, un calcio d’attacco estremamente tecnico, fatto di possesso di palla e gioco collettivo e, soprattutto, di tocchi deliziosi. E quello fu proprio il giorno in cui lo stile rosarino arrivò all’apice, il giorno in cui la squadra rosarina “dio un baile[1] alla selezione nazionale e l’Argentina tutta vide Rosario diventare il centro calcistico del paese.

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