Sunday, 4 November 2012

Quegli Anni '70 tra impegno e porno



"Correva l'anno" ha raccontato alcune «svolte di sistema» che hanno trasformato l'universo dei media in quel decennio



MILANO - Un «groviglio inestricabile», un decennio governato, almeno nell'immaginario filtrato dai mezzi di comunicazione del periodo, da tre pulsioni sinergiche tra loro: impegno, trasgressione, ricerca di libertà espressiva. Partiva da questa premessa «La rivoluzione eterea. Informazione e media negli anni Settanta», la puntata di «Correva l'anno», curata da Paola Lasi, sul rapporto tra media e società italiana negli anni Settanta (venerdì, Raitre, 23.10). Il documentario ha cercato di raccontare, in modo piuttosto tradizionale, alcune delle «svolte di sistema» che hanno trasformato l'universo dei media in quel decennio travagliato. Svolte di linguaggio, con il cinema diviso tra impegno e porno-soft, tra Elio Petri e Pasquale Festa Campanile, tra Gian Maria Volontè e Edwige Fenech.
RADIO PRIVATE - Svolte istituzionali, come la riforma della Rai varata nel 1975, la fine del monopolio, la «liberalizzazione» della pubblicità televisiva; e infine svolte tecnologiche, come il definitivo passaggio al colore nel 1977, l'avvento del telecomando, la nascita di un nugolo di emittenti radiofoniche private che avrebbero cambiato per sempre la nostra idea di radio. Come ha chiosato Paolo Mieli, proprio l'avventura esaltante delle radio libere è forse l'unico aspetto che permette di alleggerire, almeno nel ricordo, quel periodo dalla sua lugubre etichetta di «anni di piombo».
LOTTIZZAZIONE - Il punto più sensibile dell'intera vicenda resta quello dei cambiamenti del sistema televisivo: è in quegli anni post-riforma che si stabilisce la pratica della «lottizzazione» del Servizio Pubblico, che secondo le curatrici di «Correva l'anno» ha portato in Rai, almeno all'inizio, «professionisti targati ma di qualità» (questo è un po' un luogo comune: il «targato» non è mai di qualità). Difficile darne un'interpretazione definitiva, resta il fatto che in Italia si parte sempre con le migliori intenzioni (la riforma) e si finisce con i peggiori risultati (la lottizzazione).

Fonte: Corriere.it

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