Saturday, 1 December 2012

Ilva: il ddl che salva il lavoro ma non la vita



E decreto salva-Ilva fu.
Poi dicono che i politici italiani non hanno mai un occhio di riguardo verso gli amici, e che i magistrati sono tutti "comunisti".
Anche se, a onor del vero, i pm tarantini si sono espressi contro.


IL DECRETO - Prevede la riapertura dell'azienda a patto che nei prossimi sei anni il lavoro sia affiancato dalla bonifica del territorio e il risanamento del complesso industriale al passo con la tecnologia.

Ed è proprio su questo punto che differiscono i pensieri. 
I magistrati chiedono che tutto ciò sia fatto prima della riapertura.

Il "commissario" Mario Monti ritiene che il caso sia la “dimostrazione per il passato degli errori reiterati nel tempo e delle incoerenze di molte realtà, sia imprenditoriali che pubblico-amministrative, che si sono sottratte, nel tempo, alla  responsabilità, dell’applicazione e del rispetto della legge”.
A parlare anche il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini e Quello dello Sviluppo Corrado Passera che, più sintetico e preciso, si pronuncia così: “Abbiamo introdotto interventi possibili sulla proprietà stessa, che potrebbero togliere enorme valore alla proprietà: se non fa quello che la legge prevede, vede il suo valore scendere fino al punto di perderne il controllo              di fronte a comportamenti non coerenti”.

Da Taranto le voci contrarie, il gip Patrizia Todisco ritiene che il decreto in se non risolva il problema del risanamento: “La nuova AIA non si preoccupa affatto della attualità del pericolo e della attualità delle gravi conseguenze dannose per la salute e l’ambiente”, e inoltre che le indagini condotte finora fanno capire come l’azienda sia, “allo stato attuale degli impianti e delle aree in sequestro, altamente pericolosa”.
Anche il Segretario dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati), Maurizio Carbone, dichiara che “resta tutta da verificare la effettiva disponibilità dell’azienda a investire i capitali necessari per mettere a norma l’impianto e ad adempiere alle prescrizioni contenute nell’AIA, visto che sino ad ora la proprietà ha dimostrato di volersi sottrarre all’esecuzione di ogni provvedimento emesso dalla magistratura”.
Insomma, gridano all'incostituzionalità, soprattutto perché l'ultimo caposaldo della Fam. Riva, il rampollo Fabio, non è reperibile dall'alba di lunedì essendo fuggito a Miami. Ai domiciliari gli altri familiari, il patron Emilio e Nicola, oltre a sei dirigenti.
Arrestati, lunedì stesso, 7 tra manager e politici.
Indagati anche il sindaco di Taranto Stefano e il presidente dell'Ilva Ferrante.
A onor di cronaca, riportiamo i 200 milioni di profitti, dichiarati da "L'Espresso", che negli ultimi 4 anni sono stati trasferiti sui conti lussemburghesi della holding di famiglia RIVA F.I.R.E. spa.

LA REDAZIONE
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